13-03-2015

Inizia il progetto Parole che aprono i tuoi occhi al mondo

Parte sabato 14 marzo presso la Casa circondariale di Cassino un progetto di prevenzione della violenza di genere: storie e scrittura per i detenuti semplici, teatro per i sex offenders. Si comincia con un ciclo di incontri con scrittrici e scrittori

 

ROMA, 13 marzo – Storie, poesie e scrittura per i detenuti semplici, teatro per i sex offenders: è un percorso binario contro la violenza sulle donne quello che sarà inaugurato domani, sabato 14 marzo 2015 alla Casa circondariale di Cassino con il primo di sei incontri con scrittrici e scrittori, giornalisti e artisti. Chiamati a testimoniare il valore della parola per aprire mondi e scardinare stereotipi, ma anche a fornire spunti per una riflessione a tutto tondo su relazioni e sentimenti che proseguirà fino a dicembre. Si intitola «Parole che aprono i tuoi occhi al mondo» il progetto dell’Associazione Tutto un altro genere, sostenuto con i fondi dell’Otto per Mille della Chiesa Valdese (Unione delle Chiese Valdesi e Metodiste). L’obiettivo è duplice: promuovere in carcere – dove la relazione con il femminile è preclusa e spesso mistificata –  una narrazione maschile della violenza di genere e spostare l’attenzione dalle donne agli uomini, in linea con l’ottica più recente delle Nazioni Unite e con l’ultima campagna di sensibilizzazione HeForShe. Un richiamo agli uomini non violenti, perché prendano pubblicamente le distanze dalla violenza contro le donne e dalla cultura che la alimenta, e ancor di più a quelli violenti, che hanno commesso reati sessuali.

Il progetto si svolgerà con il sostegno e in costante collaborazione con la direzione e con tutta l’area educativa dell’istituto, che fin da subito ha dimostrato particolare interesse al tema, così come all’idea di volerlo affrontare attraverso il teatro e la scrittura.

 

Sex offenders: il teatro per riscoprire la socialità

L’esperienza teatrale indirizzata ai detenuti condannati per reati a sfondo sessuale (sex offenders), isolati dagli altri in un settore ad hoc, punta a sviluppare nei partecipanti il lavoro di gruppo e la socializzazione in un ambiente protetto e in forme nuove, nonché la riscoperta della propria sfera emotiva e degli strumenti per gestire le relazioni in modo da rispettare gli altri e se stessi. Una riflessione personale e di gruppo sulla propria condizione, vissuta attraverso il corpo e la voce, la propria e quella degli altri: un processo di embodiment che il teatro favorisce e amplifica. Nel momento della performance finale, con cui il laboratorio si concluderà, ogni detenuto potrà avere un’approvazione pubblica e un riconoscimento, nel contesto carcerario e all’esterno, in una veste diversa da quella abituale. Il programma mira così al recupero di un’adeguata autostima e di migliori capacità relazionali per rafforzare i fattori protettivi rispetto al rischio di recidiva, ricercando nella socialità e non nell’isolamento la prevenzione dell’aggressività e della violenza.

 

Detenuti “comuni”: nuove narrazioni per nuove relazioni

Il laboratorio di scrittura, indirizzato ai detenuti ospitati nelle sezioni comuni, ricorrerà invece alla letteratura e alla scrittura per riflettere direttamente sulla violenza di genere. Aprirà le sessioni del laboratorio un ciclo di incontri con professioniste e professionisti della parola: Stefano Brugnolo, docente di Teoria della letteratura all’Università di Pisa, Gabriele Aprea, scrittore umoristico, Adamo D’Agostino, illustratore della Walt Disney e sceneggiatore, Gaja Cenciarelli, scrittrice e traduttrice,  Vittorio Macioce, caporedattore del Giornale e ideatore del Festival delle Storie, e Loredana Lipperini, scrittrice e giornalista.  A metà progetto i detenuti incontreranno anche le operatrici del Centro antiviolenza Risorsa donna di Sora (Frosinone).

 

Il laboratorio fa tesoro del progetto di narrazione collettiva e reading teatrale «Pugni nello stomaco – La

violenza sulle donne raccontata dagli uomini», nato nel 2012 da un’idea di Manuela Perrone, giornalista e fondatrice dell’Associazione Tutto un altro genere, e di Vincenzo Schirru, attore e vicepresidente dell’Associazione. L’iniziativa dimostra l’utilità di incoraggiare e diffondere una narrazione maschile sull’argomento, che spinga gli uomini all’autocoscienza per esplicitare le ambivalenze e gli stereotipi che possono inquinare la loro relazione con le donne. Un obiettivo ancora più prezioso per un target peculiare come quello dei detenuti, costretti a vivere in un ambiente esclusivamente maschile e per di più sovraffollato e fortemente promiscuo, in cui la relazione con il femminile è negata, spesso calpestata e mistificata.

Il laboratorio si concluderà con la messa in scena da parte di attori professionisti dei testi scritti dai partecipanti al laboratorio, per permettere ai detenuti di ottenere un riconoscimento formale e artistico del lavoro svolto e delle competenze raggiunte.

 

Valutazione e follow up

Simona Perrone, psicologa in formazione psicoanalitica, seguirà l’intero progetto. Questionari appositamente predisposti saranno somministrati all’inizio e al termine a tutti i partecipanti, agli agenti penitenziari, agli educatori e alla direzione della casa circondariale, per una prima valutazione delle aspettative e degli effetti. Dopo sei mesi verranno ricontattati i soli partecipanti e sarà loro somministrato un nuovo questionario per valutare il percorso di vita che hanno intrapreso e le possibili ricadute del nostro intervento. L’indagine si ripeterà di nuovo dopo altri sei mesi, dunque trascorso un anno dalla fine dei laboratori, e tutti i dati raccolti saranno analizzati e confrontati tra loro per validare l’esperienza vissuta e analizzare i risultati.

 

Le voci dal carcere

I testi prodotti dai detenuti saranno infine pubblicati in un volume nel quale sarà analizzata e descritta l’esperienza svolta, anche attraverso le fotografie dei momenti cruciali di entrambi i laboratori. Al volume sarà garantita la più ampia diffusione possibile.

 

Chi siamo

Tutto un altro genere lavora contro gli stereotipi sessisti, in particolare con gli uomini e con i più giovani, nell’intento di promuovere attraverso “un altro genere di storie” il valore della democrazia paritaria e dell’educazione libera da pregiudizi, condizioni necessarie per prevenire la violenza di genere. «Parole che aprono i tuoi occhi al mondo» sarà coordinato da Paola Iacobone, direttrice artistica di Tutto un altro genere, laurea con lode alla Sapienza di Roma, un master in applied theatre conseguito alla Central School of Speech and Drama di Londra e dottoranda di ricerca in Storia del teatro moderno e contemporaneo dell’Università Orientale di Napoli con una tesi su “Teatro e Carcere in Italia e Inghilterra”. Sarà affiancata da Vincenzo Schirru, vicepresidente di Tutto un altro genere e attore teatrale professionista e, per il laboratorio di scrittura, da Manuela Perrone, presidente di Tutto un altro genere, giornalista del Sole 24 Ore, laurea con lode alla Sapienza, specializzazione alla Scuola di giornalismo di Perugia, master in Pari opportunità all’Università di Roma Tre.