18-11-2015

Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne

La mattina del prossimo 25 novembre saremo ad Atina, in Val Comino, a ricordare che la violenza sulle donne è un problema degli uomini. Saremo con gli studenti delle scuole medie, a parlare di stereotipi e di cultura. Ancora una volta lo faremo anche con le parole degli uomini con il nostro reading Pugni nello stomaco. E poi, nel pomeriggio, saremo in carcere a Cassino, come ormai ogni settimana da marzo, dove parteciperemo anche noi alla contemporanea della Trilogia dell’Amorte di Francesco Olivieri. Leggendo con e per i detenuti parole di violenza, morte, non Amore e riflettendo insieme su relazioni, uomini, donne e stereotipi.

Convinte e convinti che la strada sia quella indicata dall’Onu: HeForShe

LocandinaAtina Trilogia dell'AmorteCASSINO

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26-12-2014

VIOLENZA SULLE DONNE, UN PROBLEMA DEGLI UOMINI

 

 

Come si riconosce la violenza di genere? Quali sono i servizi di prevenzione e cura sul territorio?

In che modo è possibile cambiare gli atteggiamenti culturali che favoriscono la violenza?

Un incontro-dibattito il 26 dicembre ad Alvito aiuterà a fare luce sul fenomeno sul nostro territorio.

E un reading teatrale accompagnerà il pubblico in un viaggio nell’immaginario maschile.

Obiettivo: spezzare il silenzio degli uomini e unire le forze contro la violenza

 

La violenza sulle donne è un male tristemente democratico: resiste a tutte le latitudini, è trasversale all’età, alla classe sociale, al livello di istruzione, al credo religioso, dilaga tanto nei Paesi poveri quanto in quelli ricchi. Si consuma nelle forme eclatanti dell’abuso sessuale e dell’omicidio, ma anche in quelle più sottili dell’insulto verbale, della vessazione, della sopraffazione psicologica.

La violenza sulle donne è un problema degli uomini e gli uomini devono prenderne coscienza. Non è più accettabile la reazione maschile comune che oscilla tra la caccia al mostro (l’equazione assolutoria tra violenza e follia) e la continua ricerca di giustificazioni inaccettabili (la gelosia, la passione, la vendetta). Non basta tacere o dire “Io non c’entro”: occorre che gli uomini si dissocino pubblicamente dai violenti, che trovino le “parole per dire” il corpo, la sessualità, la relazione.

La strada per cambiare pagina è stata chiaramente indicata dal segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki Moon: promuovere modelli sani di mascolinità tra le giovani generazioni.

 

il dibattito

Delle strategie per prevenire e combattere il fenomeno si discuterà ad Alvito il 26 dicembre 2014 alle ore 17 presso “La Tendazione” nel corso dell’incontro “Violenza sulle donne, un problema degli uomini”, un dibattito con un gruppo di donne e uomini attivi sul territorio promosso dall’associazione culturale “Tutto un altro genere”. Fiorenza Taricone, docente di storia delle dottrine politiche all’Università di Cassino e del Lazio Meridionale e referente rettorale per le pari opportunità, rifletterà sulle strategie e sugli strumenti necessari per modificare gli atteggiamenti culturali che precedono e favoriscono la violenza maschile.  Elisa Viscogliosi, responsabile del Centro Antiviolenza “Stella Polare” di Sora e dell’Associazione “Risorse Donna”, fornirà indicazioni utili per riconoscere e prevenire la violenza domestica e descriverà i servizi che il Centro svolge sul territorio provinciale.  Nadia Gabriele, infermiera del pronto soccorso dell’Ospedale SS. Trinità di Sora, illustrerà i dati ospedalieri locali relativi alla violenza domestica, fornendo uno spaccato dei servizi della Asl a cui è possibile fare riferimento. Non mancheranno le voci di uomini: il maresciallo Vincenzo Pagliaroli e lo sceneggiatore Edoardo Salerno. Il dibattito sarà coordinato dalla giornalista del Sole 24 Ore Manuela Perrone, presidente di “Tutto un Altro Genere”.

 

Locandina Alvito, 26 dicembre 2014

Locandina Alvito, 26 dicembre 2014

Il reading

Al termine dell’incontro andrà in scena il reading teatrale “Pugni nello stomaco – La violenza sulle donne raccontata dagli uomini”, curato da Manuela Perrone e dall’attore Vincenzo Schirru. Un progetto nato nel 2012 dall’esigenza di rovesciare la prospettiva, spostando i riflettori dalle vittime ai carnefici. Le voci e i corpi dello stesso Schirru con Paola Iacobone e David Duszynski, accompagnati alla chitarra del musicista alvitano Diego D’Orazio, ci accompagneranno in un viaggio scioccante, puntellato da monologhi autoassolutori, barzellette acuminate come coltelli, stupri, omicidi improvvisati commessi da mariti e padri esemplari, umiliazioni e metafore folgoranti.

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30-08-2013

Agosto 2013

Il reading “Pugni nello stomaco”, che va in scena il 30 agosto 2013 a Picinisco nell’ambito del Festival delle storie, è alla sua quarta tappa. I testi inediti continuano ad arrivare numerosi e presto saranno tutti online: costituiranno un bacino dal quale si attingerà per le prossime letture. Nel corso dei mesi l’attenzione e l’adesione sono cresciute al punto da far nascere un’associazione dedicata, “Tutto un altro genere”, che si propone di sostenere il progetto e di lavorare contro gli stereotipi sessisti soprattutto con gli uomini e con i più giovani, creando un luogo di incontro e di dibattito sull’importanza della democrazia paritaria e dell’educazione libera da pregiudizi come condizioni necessarie per prevenire la violenza di genere.

La squadra dei Pugni al Festival delle Storie

La squadra dei Pugni al Festival delle Storie

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04-11-2019

Memoria e resilienza per i bambini e le bambine di Amatrice e del mondo

Il terremoto del 24 agosto 2016 ha cambiato per sempre il volto del nostro Centro Italia. Abbiamo deciso di partire dai bambini e dalle bambine di Amatrice (e non solo) per ricucire le ferite di questo vasto e prezioso territorio partendo dalla musica e dalla scuola.

Il progetto nasce dalla convinzione che la musica possa essere catartica per superare qualsiasi trauma, anche quelli causati da calamità naturali, e che è necessario partire dall’educazione dei bambini e delle bambine per sviluppare una cultura della resilienza, una cultura consapevole delle difficoltà, aperta alle differenze, pronta ad affrontare le emergenze del presente.

facebook.com/memoriaeresilienza
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Pubblicazione audiolibro Zeus, il gatto magico

La canzone Zeus il gatto magico, scritta da Valentina Cavalletti circa un anno dopo il terremoto, è in corso di pubblicazione! Intorno a questa canzone si è sviluppato il progetto Memoria e resilienza per i bambini e le bambine di Amatrice e del mondo che prenderà vita attraverso il lavoro nelle scuole che avvieremo durante l’a.s. 2019-2020 e per il quale abbiamo numerosissime lettere di intenti da parte di più di 20 scuole italiane e straniere. La canzone verrà pubblicata sotto forma di libro-gioco e audio-libro, con illustrazioni, testi (in italiano, spagnolo e inglese) e cd musicale. La canzone è stata registrata in studio a settembre da un coro di bambini e bambine strepitoso. Il principale motivo del nostro progetto è educare alla resilienza, al rispetto delle differenze e dell’ambiente attraverso la musica! Inoltre il nostro intento è quello di promuovere una sua distribuzione sia nelle scuole che in eventi specifici che organizzeremo ad hoc, al fine di realizzare una raccolta spontanea di fondi per contribuire alla ricostruzione di Poggio Vitellino, una frazione del Comune di Amatrice. Ad maiora!!!

Con il contributo Chiesa di Rieti
Con il Patrocinio del Comune di Amatrice
Con il Patrocinio Municipio Roma I Centro
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25-11-2016

25 novembre 2016

DAL CARCERE NO ALLA VIOLENZA SULLE DONNE

Il 25 novembre, in occasione della Giornata mondiale contro la violenza sulle donne, l’associazione culturale Tutto un altro genere in collaborazione con la direzione e l’area educativa della Casa Circondariale di Cassino promuove una giornata di riflessione sul tema. Perché la prevenzione deve cominciare dagli uomini.

A Cassino la Giornata internazionale contro la violenza sulle donne si celebra anche in carcere, tra i detenuti. Con la presentazione del volume “Parole che aprono i tuoi occhi al mondo” e la lettura dei brani scritti dagli stessi partecipanti ristretti durante l’omonimo progetto. Le letture saranno accompagnate dalle note della The Club Swing Band, che proporranno anche alcuni brani musicali interpretati sempre dai detenuti. L’iniziativa è promossa dalla direzione della Casa Circondariale di Cassino e dall’associazione culturale Tutto un altro genere, che dal 2012 lavora alla costruzione di una narrazione maschile contro la violenza di genere e che lo scorso anno, proprio in carcere a Cassino, ha portato avanti il progetto di prevenzione Parole che aprono i tuoi occhi al mondo, sostenuto con i fondi dell’Otto per mille 2014 della Chiesa valdese (Unione delle Chiese valdesi e metodiste).

L’appuntamento si aprirà venerdì 25 novembre alle ore 14.30 con la presentazione di Manuela Perrone, giornalista del Sole 24 Ore e presidente di Tutto un altro genere, del volume che racconta il progetto Parole che aprono i tuoi occhi al mondo. Un percorso “binario”, che si è svolto tra settembre 2015 e aprile 2016, con un laboratorio di lettura-scrittura per i detenuti comuni e un laboratorio teatrale per i sex offenders. Nel volume anche i risultati delle analisi condotte durante e alla fine del progetto, finalizzate a verificare se e quanto interventi mirati di prevenzione della violenza sulle donne, condotti negli istituti di pena, contribuiscano a modificare gli atteggiamenti e, in prospettiva, a ridurre le recidive.

A seguire Vincenzo Schirru insieme ad alcuni detenuti, che hanno partecipano al laboratorio di scrittura creativa promosso dall’associazione, interpreteranno alcuni dei testi presenti nel volume. Le letture saranno accompagnate dalle note della The Club Swing Band, che alla fine del reading accompagnerà alcuni detenuti nelle canzoni scelte per l’occasione.

Perché celebrare la Giornata in carcere? «La violenza sulle donne è un problema degli uomini – spiega Manuela Perrone – ed è impossibile immaginare di sradicarla senza una solida presa di coscienza da parte dell’universo maschile, senza che ogni uomo arrivi a pensare “Mi riguarda”. Per questo le Nazioni Unite hanno lanciato la campagna HeForShe: lui per lei, un invito a uomini e ragazzi perché si impegnino con le donne nella lotta a discriminazioni e pregiudizi. Con Tutto un altro genere abbiamo scelto di portare queste riflessioni in carcere, tra i detenuti uomini, per sensibilizzarli attraverso la letteratura, la poesia e la scrittura e invitarli a risolvere le potenziali situazioni di conflitto nelle relazioni con le donne usando le parole, non le mani o le armi. Mostrando loro che un’alternativa alla violenza esiste sempre: basta saperla vedere».

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05-04-2016

Comunicato Stampa

“LA CITTÀ INVISIBILE”: DETENUTI IN VIAGGIO CONTRO LA VIOLENZA

Venerdì 8 aprile 2016 i detenuti della casa circondariale di Cassino saranno gli attori di uno spettacolo teatrale ispirato a Le città invisibili di Italo Calvino: è l’ultimo atto del progetto “Parole che aprono i tuoi occhi al mondo”  promosso dall’associazione “Tutto un altro genere” e sostenuto con i fondi dell’Otto per Mille della Chiesa Valdese

Si chiama “La città invisibile” il viaggio teatrale ispirato a “Le città invisibili” di Italo Calvino che andrà in scena venerdì 8 aprile 2016 nella casa circondariale di Cassino:  protagonisti saranno i detenuti della sezione protetta, attori di uno spettacolo in bilico tra quel che siamo e quel che invece potremmo essere, tra il mondo reale e i molti mondi possibili, che si conclude con l’obbligo morale di cercare e saper riconoscere chi e che cosa, in mezzo all’inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio, come Marco Polo spiega all’imperatore dei tartari Kublai Khan alla fine del testo di Calvino. Un’opera aperta, un girovagare tra desideri e paure, tra regole assurde e prospettive ingannevoli: un’immersione nella realtà, fatta di spigoli, nonsense e deviazioni improvvise. Come la vita.

Lo spettacolo, inserito nel cartellone del Festival di teatro civile Cassino Off, diretto da Francesca De Sanctis, e tra le iniziative intraprese per la ricorrenza della Terza Giornata Mondiale del Teatro in carcere, è l’evento conclusivo di “Parole che aprono i tuoi occhi al mondo”, il progetto dell’Associazione culturale “Tutto un altro genere”, sostenuto con i fondi dell’Otto per Mille della Chiesa Valdese (Unione delle Chiese Valdesi e Metodiste) e avviato nella casa circondariale di Cassino lo scorso marzo. Con un duplice obiettivo: promuovere in carcere – dove la relazione con il femminile è preclusa e spesso mistificata –  una narrazione maschile contro la violenza di genere e spostare l’attenzione dalle donne agli uomini, in linea con la campagna di sensibilizzazione HeForShe lanciata dall’Onu. Un doppio target che si è concretizzato in un’azione binaria, supportata dalla direzione e da tutta l’area educativa dell’istituto: laboratorio di scrittura per i detenuti comuni, conclusosi lo scorso 30 gennaio, e laboratorio teatrale per i detenuti della sezione protetta.

«La scelta del testo di Calvino come guida e contenitore del laboratorio teatrale – spiega Paola Iacobone, conduttrice del laboratorio teatrale e regista, insieme a Vincenzo Schirru, della performance finale – è stata dettata dalla volontà di avere un riferimento forte, ma al tempo stesso ampio. Che ci permettesse di viaggiare al suo interno, prendere quanto fosse necessario e costruire dell’altro. Come scrive l’autore stesso: «Ciò che rendeva prezioso a Kublai ogni fatto o notizia riferito dal suo inarticolato informatore era lo spazio che restava loro intorno, un vuoto non riempito di parole. Le descrizioni di città visitate da Marco Polo avevano questa dote: che ci si poteva girare in mezzo col pensiero, perdercisi, fermarsi a prendere il fresco, o scappare via di corsa». Per noi, come per il gran Kan, questo spazio vuoto è stato l’elemento più prezioso del testo di Calvino. Uno spazio in cui i partecipanti hanno potuto inserire le loro improvvisazioni, gli esercizi sul corpo e sulla voce, la loro città invisibile». In scena saranno nove attori che interpreteranno Marco Polo, Kublai Kan e le città di Ersilia, Diomira, Smeraldina e Eutropia. Con canti, musiche dal vivo e una città scritta dagli stessi detenuti: Marina.

Come afferma la presidente di Tutto un altro genere, la giornalista Manuela Perrone, «l’esperienza teatrale indirizzata ai detenuti protetti, isolati dagli altri in un settore ad hoc, ha voluto sviluppare il lavoro di gruppo e la socializzazione, nonché la riscoperta della sfera emotiva e degli strumenti per gestire le relazioni in modo da rispettare gli altri e se stessi. Una riflessione personale e di gruppo sulla propria condizione, vissuta attraverso il corpo e la voce, la propria e quella degli altri: un processo di embodiment che il teatro favorisce e amplifica. Con la performance finale, ogni detenuto potrà avere un’approvazione pubblica e un riconoscimento, nel contesto carcerario e all’esterno, in una veste diversa da quella abituale». Più in generale, “Tutto un altro genere” testa sul campo l’efficacia del rafforzamento dei fattori protettivi rispetto al rischio di recidiva, ricercando nella socialità e non nell’isolamento la prevenzione dell’aggressività e della violenza. Non soltanto contro le donne.

Info: tuttounaltrogenere@gmail.com

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21-03-2016

Venerdì 8 aprile 2016: La città invisibile

Il nostro progetto Parole che aprono i tuoi occhi al mondo sostenuto con i fondi dell’Otto per Mille della Chiesa Valdese (Unione delle Chiese Valdesi e Metodiste), che si è svolto nella Casa Circondariale di Cassino, si concluderà il prossimo 8 aprile 2016 con lo spettacolo teatrale La città invisibile da “Le città invisibili” di Italo Calvino. Una performance diretta da Paola Iacobone e Vincenzo Schirru con gli attori/detenuti che hanno partecipato al laboratorio teatrale promosso dall’associazione Tutto un altro genere. Spettacolo inserito nel cartellone del festival di teatro civile Cassino OFF e tra le iniziative intraprese per la ricorrenza della 3^ Giornata Mondiale del Teatro in Carcere.

locandinaCittàInvisibile

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04-02-2016

L’introduzione all’evento finale del progetto Parole che aprono i tuoi occhi al mondo

Oggi si conclude un percorso che è cominciato nove mesi fa,
grazie a un’idea dell’associazione “Tutto un altro genere”, che presiedo,
grazie al preziosissimo cofinanziamento dell’Unione delle Chiese metodiste e valdesi con l’Otto per mille 2014,
grazie alla disponibilità della direttrice di questa casa circondariale
grazie alla collaborazione di tutto il personale, a partire dagli educatori
e grazie ai detenuti che ci hanno accolto e seguito.

Si conclude un percorso che ha avuto un obiettivo ben preciso: gettare semi per prevenire la violenza contro le donne, quell’odioso fenomeno che tutti a parole contrastano ma che continua a inquinare la nostra vita e le nostre relazioni.

Noi di “Tutto un altro genere” siamo partiti dall’assunto che caratterizza il nostro lavoro sin da quando siamo nati come associazione e che poi è stato abbracciato dall’Onu con la campagna “HeForShe”: per combattere la violenza contro le donne è necessario e urgente coinvolgere gli uomini, camminare insieme per elaborare nuove narrazioni, nuovi modelli, nuovi mondi. Le scarpe che abbiamo disposto qui sono il simbolo del messaggio che vogliamo lanciare: quelle rosse, a ricordare le donne che ogni giorno vengono uccise per lo più dai propri mariti, amanti, ex compagni; quelle scure, a segnalare che ci sono tanti uomini capaci di camminare accanto alle donne con rispetto ed empatia. Sono loro a cui guardiamo con fiducia. Perché sono i fratelli, i figli, i mariti, i padri che possono agire il cambiamento.

E allora quale luogo migliore di un carcere maschile, dove il rapporto con il femminile è negato, per seminare concetti diversi? Per incoraggiare una riflessione a tutto tondo sulle relazioni, sull’amore, sul dialogo, sulle alternative alla violenza? Abbiamo voluto chiamare questo progetto “Parole che aprono i tuoi occhi al mondo”. Un’espressione tratta da una frase del giornalista polacco Ryszard Kapuściński, che recita testuale: «Le parole che aprono i tuoi occhi al mondo sono spesso più facili da ricordare».

Ecco. Un pomeriggio a settimana abbiamo cercato di usare le parole per spalancare gli occhi al mondo: i nostri, e quelli dei detenuti.

Siamo partiti ascoltando le parole degli altri:
del professor Stefano Brugnolo, che è venuto da Padova per introdurci alla bellezza della letteratura invitandoci a scrivere per esercitare la memoria, per non dimenticare;

dello sceneggiatore e disegnatore Adamo D’Agostino, che ci ha mostrato le infinite potenzialità del nostro cervello che restano per lo più inutilizzate e che vanno espanse;

della scrittrice e traduttrice Gaja Cenciarelli, che ci ha sorprendentemente appassionato al romanzo distopico “Il racconto dell’ancella” di Margaret Atwood;

della giornalista, scrittrice, conduttrice radiofonica Loredana Lipperini, che ci ha mostrato le gabbie degli stereotipi e dei pregiudizi, quelle a cui dobbiamo imparare a sfuggire;

del giornalista Vittorio Macioce, che ci ha lasciato una lezione importante: non esiste libertà senza responsabilità.

Alla fine di ogni incontro e per tutta l’estate abbiamo letto e scritto: siamo stati biblioteca, cineforum, luogo di dibattito, teatro, laboratorio. Poi, a settembre, siamo stati pronti per ascoltare la testimonianza delle operatrici dell’Associazione Risorse donna – Elisa Viscogliosi e Nadia Gabriele – che oggi sono qui con noi: la voce di chi sostiene le donne che subiscono violenza nel loro percorso di rinascita. E poi, ancora, a inizio novembre, abbiamo approfittato delle competenze di Valentina Cavalletti dell’ufficio orientamento dell’Università di Roma Tre per fare un viaggio alla scoperta delle nostre risorse. E abbiamo organizzato qui la nostra “celebrazione” della Giornata internazionale contro la violenza sulle donne con un convegno e un reading.

Siamo arrivati  sin qui con un gruppo diverso da quello con cui eravamo partiti, e lo avevamo messo in conto: alcuni sono usciti, altri sono stati trasferiti, altri ancora sono saliti in corsa. Nel piccolo spettacolo di oggi non abbiamo potuto omaggiare gli sforzi di tutti. Ma speriamo possa servire da compendio di quel che è stato: dentro ci sono tutti i generi, dalla poesia all’invettiva, ma ci sono soprattutto i frutti di un esercizio che abbiamo ripetuto e ripetuto. Il role play. Perché niente aiuta, per noi che siamo animali relazionali, come mettersi nei panni degli altri. La formidabile risorsa dell’empatia, che ha sorretto anche noi. Lo disse mirabilmente la scrittrice inglese Maria Edgeworth: “Il cuore umano, a qualsiasi età, si apre ai cuori che a loro volta si aprono”.

30-01

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Rassegna Stampa

L’articolo di Adriana Letta sulla giornata dello scorso 30 gennaio nella Casa Circondariale di Cassino per l’evento finale del nostro laboratorio di scrittura.

http://www.diocesisora.it/pdigitale/parole-che-aprono-i-tuoi-occhi-al-mondo.html#prettyPhoto

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